Dopo la morte di Federico II, cambia totalmente la scena politica in Italia meridionale. Assistiamo all’avvento degli Angioini che prendono il posto dell’ormai logorata dinastia sveva. Parallelamente a questo si assiste anche ad una lenta ma inarrestabile decadenza della cultura greca nell’Italia meridionale, decadenza dovuta alla latinizzazione della classe dirigente greca che assimilò lingua e credo dei conquistatori, portando V. vonFalkenhausen ad affermare: «alla fine del periodo svevo, a parte alcuni dottissimi, i greci superstiti erano in genere contadini ignoranti, altrettanto estranei e incapaci di gestire con decoro le istituzioni religiose greche e di amministrare i loro beni, quanto di trasmettere le forme e i contenuti di una cultura greca ormai svanita e lontana». G. Robinson sottolinea questa decadenza, ecco le sue parole: «il loro greco divenne sempre più barbaro ed in qualche monastero cessò di essere parlato e scritto. Fu presto usato solo in liturgia, così che, nel mezzo del XIV secolo, molti monaci usavano libri liturgici scritti in una lingua che non capivano più». Il 13 marzo del 1458, il monastero venne visitato da Atanasio Chalkéopoulos la cui relazione ci fornisce un quadro generale della situazione del monastero sul finire del medioevo. In esso vivevano insieme all’abate Placido, altri sei monaci, e il Chalkéopoulos vi trovò 102 manoscritti e 20 volumi di scartoffie. Circa lo stesso anno l’archimandrita Placido recuperò, grazie anche a Federico II d’Aragona, le terre di “Coccara” e in più metà del monte Ercole, dando origine ad un contrasto con la famiglia dei Sanseverino che si concluse con un’azione armata da parte del nuovo archimandrita Romano e col saccheggio della città di Bisignano. Si apre così un periodo di declino che porterà alla rovina dell’abate Romano e affrettò l’affidamento in commenda del monastero. Difatti Guglielmo Sanseverino, secondo quello che ci dice la Robinson, portò la questione a Roma ed accusò l’abate Romano davanti al Papa Sisto IV, descrivendolo come una persona male intenzionata e disturbatrice del buon ordine. Il Papa diede a Giacomo, vescovo d’Anglona l’incarico di esaminare questa causa. «Il risultato di tale processo fu una conclusione predeterminata. |